L’esposizione a breve termine agli inquinanti atmosferici aumenta il rischio di infarto al miocardio

feb

20
2012

L’esposizione a breve termine (fino a 7 giorni) ai maggiori inquinanti atmosferici (monossido di carbonio, biossido di azoto, biosido di zolfo e particolato di diverse taglie – PM, PM10 e PM2.5), con l’esclusione dell’ozono, è associata in maniera significativa all’aumento di rischio di infarto.

Questo è il risultato di un recente studio pubblicato sul Journal of the Americal Medical Association (Mustafic  et al., Main air Pollutants and Myocardial Infarctation, JAMA: The Journal of the American Medical Association, 2012; 307 (7): 713 DOI: 10.1001/jama.2012.126), basato sulla review e meta-analisi di studi precedentemente pubblicati.

Il potenziale effetto nocivo dell’inquinamento atmosferico è noto da oltre 50 anni. Negli ultimi 20 anni molti studi epidemiologici hanno dimostrato l’associazione tra livelli di inquinamento atmosferico e ospedalizzazioni nonché mortalità in particolare per cause respiratorie e cardiovascolari. Tuttavia l’associazione tra inquinamento atmosferico e rischio a breve termine di infarto al miocardio è dibattuta.

Gli autori di questo lavoro hanno condotto una review sistematica e una meta-analisi per valutare l’associazione  tra esposizone a breve termine e infarto al miocardio e per quantificare eventualmente questa associazione. Essi hanno considerato 117 studi che sulla base di dati originali hanno investigato l’associazione tra esposizone a breve termine a uno o più inquinanti e il conseguente rischio di infarto del miocardio. Tra questi lavori gli autori hanno quindi individuato 34 studi adatti all’analisi, indicanti una associazione statisticamente significativa tra tutti gli inquinanti e il rischio di attacco cardiaco, con esclusione dell’ozono.

Le ipotesi per i possibili meccanismi di associazione riguardano l’infiammazione (esistono studi che mostrano l’aumento di alcuni livelli proteici all’esposizione agli inquinanti), l’eccessiva autoregolazione del sistema cardiocircolatorio (esistono studi che correlano i livelli di inquinamento all’aumento del battito cardiaco e alla riduzione della sua variabilità) e l’aumento della viscosità del sangue.

Sebbene l’associazione con inquinamento atmosferico sia relativamente piccola rispetto a ad altri fattori di rischio classici quali il fumo, l’ipertensione o il diabete, si deve considerare che tutte le fasce di popolazione sono esposte all’inquinamento atmosferico, in particolare in aree urbane.

Anche per questo motivo un miglioramento della qualità dell’aria può avere un effetto significativo sulla salute pubblica.


Lasciaci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono indicati con *